Percorso tematico
I Giganti della montagna
Il fuoco delle origini
Le Olimpiadi nascono a Olimpia nel 776 a.C. e, per oltre un millennio, scandiscono il tempo del mondo antico. Alla cerimonia di apertura veniva acceso un fuoco sacro nel tempio di Era: una fiamma generata dalla concentrazione dei raggi solari, simbolo di continuità, energia e rinnovamento. Quando i Giochi olimpici vengono reintrodotti in età moderna, alla fine dell’Ottocento, questo rito viene ripreso come potente legame con il passato. Dal 1936, la fiaccola olimpica – la teda – accompagna i Giochi in un viaggio che unisce simbolicamente territori, popoli e generazioni.
Per le Olimpiadi invernali, introdotte nel 1924, la prima accensione della fiaccola avviene nel 1952 a Oslo. Non a Olimpia, ma a Morgedal, luogo natale di Sondre Norheim, pioniere dello sci moderno. Ci mise 2 giorni e 225 km per arrivare al Bislett Stadion, dove gareggiarono 694 atleti, in rappresentanza di 30 Paesi. È l’inizio di una nuova narrazione: la montagna diventa protagonista, laboratorio di tecnica e immaginario collettivo.
Nel 2026, con Milano‑Cortina, l’Italia ospiterà per la terza volta i Giochi invernali. Un ritorno che invita a rileggere il passato per comprendere le trasformazioni del presente.
Le Olimpiadi nascono a Olimpia nel 776 a.C. e, per oltre un millennio, scandiscono il tempo del mondo antico. Alla cerimonia di apertura veniva acceso un fuoco sacro nel tempio di Era: una fiamma generata dalla concentrazione dei raggi solari, simbolo di continuità, energia e rinnovamento. Quando i Giochi olimpici vengono reintrodotti in età moderna, alla fine dell’Ottocento, questo rito viene ripreso come potente legame con il passato. Dal 1936, la fiaccola olimpica – la teda – accompagna i Giochi in un viaggio che unisce simbolicamente territori, popoli e generazioni.
Per le Olimpiadi invernali, introdotte nel 1924, la prima accensione della fiaccola avviene nel 1952 a Oslo. Non a Olimpia, ma a Morgedal, luogo natale di Sondre Norheim, pioniere dello sci moderno. Ci mise 2 giorni e 225 km per arrivare al Bislett Stadion, dove gareggiarono 694 atleti, in rappresentanza di 30 Paesi. È l’inizio di una nuova narrazione: la montagna diventa protagonista, laboratorio di tecnica e immaginario collettivo.
Nel 2026, con Milano‑Cortina, l’Italia ospiterà per la terza volta i Giochi invernali. Un ritorno che invita a rileggere il passato per comprendere le trasformazioni del presente.
Quando tutto cambia
Nel corso del Novecento, gli sport invernali conoscono una trasformazione profonda. A cambiare non sono solo le competizioni, ma soprattutto gli strumenti con cui gli atleti affrontano la montagna. Ricerca scientifica, sperimentazione industriale e nuovi materiali rivoluzionano sci, scarponi, attacchi, abbigliamento e accessori. Legno, cuoio e lana lasciano progressivamente spazio a metalli leggeri, plastiche, fibre sintetiche e soluzioni sempre più performanti. La tecnica entra nello sport, e lo sport diventa vetrina dell’innovazione.
In questo processo, Fiera Milano svolge un ruolo centrale: qui si incontrano produttori, distributori, atleti e pubblico, in un dialogo continuo tra industria e società.
Nel corso del Novecento, gli sport invernali conoscono una trasformazione profonda. A cambiare non sono solo le competizioni, ma soprattutto gli strumenti con cui gli atleti affrontano la montagna. Ricerca scientifica, sperimentazione industriale e nuovi materiali rivoluzionano sci, scarponi, attacchi, abbigliamento e accessori. Legno, cuoio e lana lasciano progressivamente spazio a metalli leggeri, plastiche, fibre sintetiche e soluzioni sempre più performanti. La tecnica entra nello sport, e lo sport diventa vetrina dell’innovazione.
In questo processo, Fiera Milano svolge un ruolo centrale: qui si incontrano produttori, distributori, atleti e pubblico, in un dialogo continuo tra industria e società.
La Fiera come palcoscenico
Per decenni, le fiere e i saloni specializzati ospitati a Milano – primo fra tutti il MIAS, Mercato Internazionale dell’Articolo Sportivo – rappresentano il principale punto di osservazione sulle novità del settore. È in Fiera che molti marchi costruiscono la propria identità, presentano prodotti rivoluzionari e intercettano nuovi bisogni.
Nordica, Tecnica, Dolomite, Colmar, Moncler, Rossignol, Fischer, Salomon: nomi entrati nell’immaginario collettivo grazie a un intreccio di sport, industria e comunicazione che trova nella Fiera un amplificatore straordinario.
Per decenni, le fiere e i saloni specializzati ospitati a Milano – primo fra tutti il MIAS, Mercato Internazionale dell’Articolo Sportivo – rappresentano il principale punto di osservazione sulle novità del settore. È in Fiera che molti marchi costruiscono la propria identità, presentano prodotti rivoluzionari e intercettano nuovi bisogni.
Nordica, Tecnica, Dolomite, Colmar, Moncler, Rossignol, Fischer, Salomon: nomi entrati nell’immaginario collettivo grazie a un intreccio di sport, industria e comunicazione che trova nella Fiera un amplificatore straordinario.
Storie di marchi, storie di innovazione
Colmar
Fondata nel 1923 a Monza da Mario Colombo (le tre lettere iniziali del cognome e nome danno denominazione all’azienda), Colmar nasce producendo cappelli e ghette in feltro di lana e abiti da lavoro, per poi specializzarsi nel dopoguerra nell’abbigliamento sportivo, soprattutto da sci. Collaborando con la FISI – Federazione italiana sport invernali, realizza capi tecnici innovativi e veste le nazionali italiane dagli anni ’50 ai ’90, creando la prima giacca a vento aerodinamica, a cui nel tempo affiancherà anche proposte moda per un pubblico giovane. Oggi l’azienda affianca alla linea tecnica proposte moda anche per un pubblico giovane.
Nordica
Fondata nel 1939, nel dopoguerra si afferma come azienda produttrice di scarponi da sci, affiancando la produzione di calzature per sci di fondo e arrampicata. Con i suoi scarponi Zeno Colò conquisterà di due titoli mondiali ad Aspen nel 1950. Del decennio successivo sono invece le principali innovazioni tecnologiche promosse sul mercato: la fibbia, lo scarpone in poliuretano, la plastificazione della tomaia e il polsino rialzato.
Dolomite
Fondata nel 1897 da Giuseppe Garbuio come bottega artigiana di calzature su misura, la “Fabbrica Scarpe Montello” è la più antica azienda italiana di calzature sportive. Negli anni ’20 si specializza in scarpe da montagna e, negli anni ’30, in scarponi da sci. Negli anni ’50 inizia l’esportazione internazionale come fornitrice delle spedizioni himalayane, tra cui quella storica del 1954 sul K2. Negli anni ’70, sviluppa prodotti d’avanguardia come lo scarpone da sci in plastica e e guarda al mercato dell’abbigliamento.
Tecnica
Specializzata in equipaggiamento e abbigliamento sportivo, viene fondata nel 1960 da Giancarlo Zanatta a Montebelluna. Inizialmente produttore di scarpe da lavoro, nel 1969 il Gruppo si orienta verso gli sport invernali, lanciando nel 1970 il doposci Moon Boot. In quegli anni introduce lo scarpone Tecnus, il primo bi-iniettato in plastica. Dal 1985 amplia la sua offerta con scarpe outdoor, diventando leader del settore.
Moncler
Fondata nel 1952 a Monestier-de-Clermont, località sciistica francese da cui prende il nome, nasce per iniziativa di René Ramillon e André Vincent come produttrice di sacchi a pelo e tende da montagna. I primi piumini arrivano nel 1954 per gli operai dello stabilimento e, grazie all’alpinista Lionel Terray, diventano capi tecnici per l’alta quota. Con lo sviluppo del turismo invernale le vendite crescono e negli anni 80’ il piumino si afferma anche come capo urbano e di moda.
Colmar
Fondata nel 1923 a Monza da Mario Colombo (le tre lettere iniziali del cognome e nome danno denominazione all’azienda), Colmar nasce producendo cappelli e ghette in feltro di lana e abiti da lavoro, per poi specializzarsi nel dopoguerra nell’abbigliamento sportivo, soprattutto da sci. Collaborando con la FISI – Federazione italiana sport invernali, realizza capi tecnici innovativi e veste le nazionali italiane dagli anni ’50 ai ’90, creando la prima giacca a vento aerodinamica, a cui nel tempo affiancherà anche proposte moda per un pubblico giovane. Oggi l’azienda affianca alla linea tecnica proposte moda anche per un pubblico giovane.
Nordica
Fondata nel 1939, nel dopoguerra si afferma come azienda produttrice di scarponi da sci, affiancando la produzione di calzature per sci di fondo e arrampicata. Con i suoi scarponi Zeno Colò conquisterà di due titoli mondiali ad Aspen nel 1950. Del decennio successivo sono invece le principali innovazioni tecnologiche promosse sul mercato: la fibbia, lo scarpone in poliuretano, la plastificazione della tomaia e il polsino rialzato.
Dolomite
Fondata nel 1897 da Giuseppe Garbuio come bottega artigiana di calzature su misura, la “Fabbrica Scarpe Montello” è la più antica azienda italiana di calzature sportive. Negli anni ’20 si specializza in scarpe da montagna e, negli anni ’30, in scarponi da sci. Negli anni ’50 inizia l’esportazione internazionale come fornitrice delle spedizioni himalayane, tra cui quella storica del 1954 sul K2. Negli anni ’70, sviluppa prodotti d’avanguardia come lo scarpone da sci in plastica e e guarda al mercato dell’abbigliamento.
Tecnica
Specializzata in equipaggiamento e abbigliamento sportivo, viene fondata nel 1960 da Giancarlo Zanatta a Montebelluna. Inizialmente produttore di scarpe da lavoro, nel 1969 il Gruppo si orienta verso gli sport invernali, lanciando nel 1970 il doposci Moon Boot. In quegli anni introduce lo scarpone Tecnus, il primo bi-iniettato in plastica. Dal 1985 amplia la sua offerta con scarpe outdoor, diventando leader del settore.
Moncler
Fondata nel 1952 a Monestier-de-Clermont, località sciistica francese da cui prende il nome, nasce per iniziativa di René Ramillon e André Vincent come produttrice di sacchi a pelo e tende da montagna. I primi piumini arrivano nel 1954 per gli operai dello stabilimento e, grazie all’alpinista Lionel Terray, diventano capi tecnici per l’alta quota. Con lo sviluppo del turismo invernale le vendite crescono e negli anni 80’ il piumino si afferma anche come capo urbano e di moda.
Nuovi sguardi sulla montagna
Nel tempo, la montagna cambia significato. Da luogo estremo e specialistico diventa spazio di svago, turismo e consumo culturale. Gli sport invernali si aprono a un pubblico sempre più ampio, mentre l’abbigliamento tecnico entra nella vita quotidiana.
Oggi, però, questo racconto si intreccia con nuove sfide. Il cambiamento climatico sta modificando profondamente l’ambiente montano, riducendo il manto nevoso e accorciando le stagioni invernali. È un passaggio storico che impone una riflessione sul futuro degli sport invernali e sul modo di vivere la montagna.
Nel tempo, la montagna cambia significato. Da luogo estremo e specialistico diventa spazio di svago, turismo e consumo culturale. Gli sport invernali si aprono a un pubblico sempre più ampio, mentre l’abbigliamento tecnico entra nella vita quotidiana.
Oggi, però, questo racconto si intreccia con nuove sfide. Il cambiamento climatico sta modificando profondamente l’ambiente montano, riducendo il manto nevoso e accorciando le stagioni invernali. È un passaggio storico che impone una riflessione sul futuro degli sport invernali e sul modo di vivere la montagna.
Continuità e trasformazione
Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 non rappresentano solo un grande evento sportivo, ma sono un passaggio storico per la città di Milano e per la sua Fiera. Per la prima volta, una parte del quartiere fieristico viene trasformata per accogliere competizioni e funzioni strategiche legate ai Giochi, confermando la vocazione della Fiera come infrastruttura capace di adattarsi ai grandi cambiamenti del proprio tempo.
Fondazione Fiera Milano ha infatti avviato un ampio processo di riconfigurazione di spazi e padiglioni, intervenendo sull’assetto del quartiere fieristico per ospitare alcune competizioni olimpiche e realizzare il media center dei Giochi.
È un ritorno alle origini, in chiave contemporanea, ma anche un investimento sul futuro. Se nel Novecento i padiglioni fieristici hanno raccontato l’evoluzione degli sport invernali attraverso prodotti, marchi e innovazioni, nel 2026 la Fiera diventa parte integrante dei Giochi, contribuendo direttamente alla loro realizzazione e lasciando in eredità nuove funzioni permanenti per la città.
Guardare al passato permette di cogliere il senso profondo di questa continuità: la Fiera come luogo di passaggio, di trasformazione e di visione. È in questa prospettiva che si colloca la legacy olimpica degli interventi realizzati per il 2026. Uno spazio che, ieri come oggi, accompagna i grandi eventi e li rende parte della storia di Milano.
Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 non rappresentano solo un grande evento sportivo, ma sono un passaggio storico per la città di Milano e per la sua Fiera. Per la prima volta, una parte del quartiere fieristico viene trasformata per accogliere competizioni e funzioni strategiche legate ai Giochi, confermando la vocazione della Fiera come infrastruttura capace di adattarsi ai grandi cambiamenti del proprio tempo.
Fondazione Fiera Milano ha infatti avviato un ampio processo di riconfigurazione di spazi e padiglioni, intervenendo sull’assetto del quartiere fieristico per ospitare alcune competizioni olimpiche e realizzare il media center dei Giochi.
È un ritorno alle origini, in chiave contemporanea, ma anche un investimento sul futuro. Se nel Novecento i padiglioni fieristici hanno raccontato l’evoluzione degli sport invernali attraverso prodotti, marchi e innovazioni, nel 2026 la Fiera diventa parte integrante dei Giochi, contribuendo direttamente alla loro realizzazione e lasciando in eredità nuove funzioni permanenti per la città.
Guardare al passato permette di cogliere il senso profondo di questa continuità: la Fiera come luogo di passaggio, di trasformazione e di visione. È in questa prospettiva che si colloca la legacy olimpica degli interventi realizzati per il 2026. Uno spazio che, ieri come oggi, accompagna i grandi eventi e li rende parte della storia di Milano.
Live Dome e non solo
La realizzazione degli spazi in Fiera per la pista del pattinaggio di velocità e per quella di hockey si inserisce nel più ampio intervento di Fondazione già avviato con successo grazie all’adattamento per ospitare il media center della manifestazione presso il Centro Congressi MiCo in città.
Queste attività segnano una nuova opportunità di flessibilità per Fiera Milano e si integrano con un piano di riqualificazione del quartiere, che a giochi ultimati prevede la conversione dell’area del pattinaggio di velocità nel Live Dome, struttura che sarà tra le principali venue indoor europee per concerti, grandi eventi e competizioni sportive, e di un nuovo spazio all’interno dei padiglioni biplanari, Fiera Milano Lab, pensato per attività congressuali e format fieristici di piccole dimensioni.
Nel fuoco che accende la fiamma olimpica e nelle infrastrutture che ne rendono possibile la diffusione mediatica, si riflette lo stesso principio: adattare l’eredità del passato alle sfide del presente. È anche in questo dialogo tra memoria e futuro che Fiera Milano ritrova il suo ruolo nei Giochi di Milano-Cortina 2026.
La realizzazione degli spazi in Fiera per la pista del pattinaggio di velocità e per quella di hockey si inserisce nel più ampio intervento di Fondazione già avviato con successo grazie all’adattamento per ospitare il media center della manifestazione presso il Centro Congressi MiCo in città.
Queste attività segnano una nuova opportunità di flessibilità per Fiera Milano e si integrano con un piano di riqualificazione del quartiere, che a giochi ultimati prevede la conversione dell’area del pattinaggio di velocità nel Live Dome, struttura che sarà tra le principali venue indoor europee per concerti, grandi eventi e competizioni sportive, e di un nuovo spazio all’interno dei padiglioni biplanari, Fiera Milano Lab, pensato per attività congressuali e format fieristici di piccole dimensioni.
Nel fuoco che accende la fiamma olimpica e nelle infrastrutture che ne rendono possibile la diffusione mediatica, si riflette lo stesso principio: adattare l’eredità del passato alle sfide del presente. È anche in questo dialogo tra memoria e futuro che Fiera Milano ritrova il suo ruolo nei Giochi di Milano-Cortina 2026.